
“Non ho pensato a mio figlio, ma a tutti i bambini e le famiglie che non hanno le nostre stesse possibilità. C’è un assenza scandalosa delle istituzioni, brave a far proclami e basta. Oltre all’offerta terapeutica, pensiamo di dare ai ragazzi opportunità di lavoro: allo studio c’è la realizzazione di un campo da golf che potranno gestire”.
Masenello ha fondato con altri papà l’associazione Vivi Autismo che offre appoggio alle famiglie. Perché quando c’è un figlio autistico, al di là delle cure, c’è la vita di un’intera famiglia da riprogettare, la scala delle priorità da rivedere, i resti infranti di mille certezze da ricomporre. A Padova esiste da ben 14 anni il Centro Autismo presieduto da Catia De Michele, lei stessa madre di un ragazzo autistico che vive in comunità perché non accetta la figura genitoriale: “Cerchiamo di sopperire alle carenze intervenendo soprattutto con attività terapeutiche sui piccoli, attualmente ne seguiamo 150. C’è molta attenzione pure verso i genitori e i fratelli, prima di tutto per l’accettazione, poi per l’accompagnamento”. Il Centro Autismo è impegnato in diversi progetti: “Una famiglia ha messo a disposizione un’abitazione dove il loro figlio e altri ragazzi autistici possono fare esperienze di vita autonoma” elenca De Michele, “avvieremo un laboratorio di riciclaggio in collaborazione con Aps. C’è molto che si può fare, l’unico limite sono le risorse limitate”.
A Treviso Franco Antonello, papà di Andrea, diventati famosi dopo l’uscita del libro “Se ti abbraccio non avere paura” che racconta il loro viaggio in moto negli Stati Uniti, ha creato la fondazione Bambini delle fate che si sostiene grazie a piccoli a costanti versamenti mensili di numerosi imprenditori: il risultato è che riesce a sostenere progetti per gli autistici in undici ospedali. Inoltre ha dato vita alla rete di volontari Sporchiamoci le mani. Andrea ha scritto un libro a quattro mani con il papà “Sono graditi visi sorridenti”. La sua passione è l’arte: “I colori sono i miei umori e le parole che non riesco a dire. Tutti siamo artisti nella nostra esistenza” scrive il ragazzo, “creare è lasciare il segno che ci siamo stati”.
Elena Livieri
Da “Il Mattino di Padova” del 2 marzo 2014
